lunedì, gennaio 01, 2007

L'anno che verrà

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ […]
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.…
con queste parole Lucio Dalla attendeva emozionato l’arrivo di un giorno particolare, di un nuovo giorno, cantando scanzonato e speranzoso all’anno che verrà.

Come Lucio, anch’io sento l’esigenza di scrivere, ma non mi basta scrivere ad un solo amico, bensì a molti amici : scrivo a tutti i miei concittadini mirabellesi.

Scrivo a tutti voi appassionatamente, perchè vorrei porgervi i miei più sentiti auguri per l’anno che verrà e nonostante io sia da tempo, mille miglia lontana da ognuno di voi, sento di appartenervi, con tutta me stessa, attraverso ogni singolo lembo di pelle o pezzetto di cuore e sento immensa gratitudine nei vostri confronti.

L’anno che verrà vorrei fosse per ognuno di voi il più bello fra tutti quelli già vissuti, capace di stupirvi, regalandovi uno sguardo pieno di emozione da vederci dentro solo tanto amore.

Vi auguro un anno di pace del cuore e della mente, un anno in cui le brutture del mondo e della miseria umana non possano intaccarvi o contaminarvi, ma se anche se desiderassi tutto ciò come mai prima di adesso, non potrei nè assicurarvi nè garantirvi la piena assoluta felicità e quel che più mi rende triste è non potervi preservare dalle forme più scure e svariate del male, nè tanto meno dal dolore e dalla sofferenza.

Eppure l'essenza ed il sentimento che caratterizza il mio augurio per l'anno nuovo nasce da un lunga meditazione riguardante il dolore incomprensibile ed assurdo che ha investito, segnato, sconvolto il mio piccolo tranquillo paese di collina, la sua gente, le famiglie, i giovani e gli anziani.

Il dolore ha sempre un volto ed un suo intrinseco paradossale significato e in quest'anno così particolare per il mio paese il dolore assume il volto speciale ed inconfondibile di due giovani: Rosario e Fausta.

Forse non ho mai udito le loro voci nè ho potuto condividere con loro semplici attimi di vita perchè molto più piccoli di me, ma non posso non ricordare con chiarezza il loro viso, le loro espressioni e la loro straordinaria voglia di vivere.

Mi basta fermarmi un attimo per rivedere scorazzare fra le vie del paese Rosario con la sua alternativa vespetta celeste, mi basta meno di un attimo per immaginare di rincontrare, per puro caso, Fausta in compagnia delle sue inseparabili amiche.

Nonostante io non sappia nulla di loro, dei loro sogni e dei difetti del loro carattere, io ne sento la loro mancanza, perchè la bellezza della loro giovinezza era parte integrante della nostra realtà quotidiana, fatta di piccole cose: erano i figli adorati dei loro genitori, il fratello e la sorella che ognuno di noi avrebbe voluto avere, gli amici fidati, un po' folli ma incapaci di tradire.

Adesso l'anno nuovo non potrà inghiottire in sè la morte per ridonarci la vita, ma l'anno vecchio ci ha permesso, comunque, attraverso la tragedia ed il dolore di amare ancora di più questa nostra misteriosa vita e di ringraziare Dio Padre Creatore per il dono meraviglioso di queste due anime così belle e così pure.

L'anno se ne va via con il suo carico di tristezze, nostalgie, eventi inspiegabili, ma quest'anno porta con sè comunque il miracolo della vita che si concretizza nel vagito di un bimbo, nel sorriso di un amico fidato, nel sogno di un amore eterno.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Eh si, Fausta e Rosario mancano davvero!

fasict ha detto...

volevo lasciare un commento costrutivo , ma sara' l'influenza ma nn mi viene niente in mente , percio' l'unica cosa che scrivero' sara' questa : ciao