domenica, marzo 02, 2008

Nucleare, qui prodest?

Cari Bloggers,

la campagna elettorale sta per entrare nel vivo e già si profilano alcuni cavalli di battaglia nei programmi delle maggiori coalizioni.

Il problema energetico è tra i temi più importanti della società occidentale e soprattutto per un Paese come l'Italia, che dipende quasi totalmente dalle importazioni di energia.

Il nuovo mantra è il ritorno al nucleare: in maniera convinta e perentoria da parte di Berlusconi, "ma anche" da parte di Veltroni.

La spiegazione è abbastanza semplice: l'Italia importa energia nucleare dalla Francia e presto anche dalla Slovenia, quindi perchè non farcela da noi?

Fine del discorso: sui perchè e per come, si glissa con astuta nonchalance.

Perchè l'energia nucleare in Francia costa così poco?

Facciamo un breve ripasso della storia: nel 1974, dopo lo shock petrolifero, la Francia decise di espandere la propria produzione di energia nucleare, portando il numero dei reattori agli attuali 59.

Il prezzo per Kw è il più basso in Euopa (3 cent/Kw) e ciò è dovuto ad una politica che ha accoppiato in maniera efficace il pubblico e il privato: la Francia, essendo una potenza nucleare, ha potuto travasare verso l'uso civile, le conoscenze e le ricerche fatte in campo militare.

Inoltre lo smaltimento dei rifiuti radioattivi viene gestito da un'agenzia pubblica (ANDRA).

Quindi la competitività del sistema francese è dovuto alla socializzazione delle spese (ricerca e smaltimento rifiuti radioattivi) e privatizzazione dei guadagni (EdF, Areva).

Stesso discorso cha fa la Fiat: se le cose vanno bene, utili agli azionisti. Se vanno male, cassa integrazione pagata dallo Stato, ossìa da voi.

In Germania, il prezzo per Kw è circa il doppio , ma le nuove tecnologie (European Pressurized Reactor) promettono un dimezzamento dei costi.

Torniamo in Italia: nucleare si o no?

Facciamo un discorso senza partire da vincoli ideologici: partendo da domani, avendo l'accordo unanime su dove costruire le centrali, dove smaltire i rifiuti radioattivi, trovare i finanziamenti e completare le strutture, passerebbero almeno 12-15 anni (stima ottimistica, condivisa da tutti i sostenitori del nucleare).

Di cui ci permettiamo di dubitare, visto che il popolo italiano è campione del mondo di Nymby (non nel mio giardino) e se nessuno vuole una discarica RSU, figuriamoci le scorie nucleari!

Qui casca l'asino e vengono a galla i problemi di età del nostro ceto politico.

Berlusconi ha 71 anni, fra 15 anni saranno 86. Al momento di smantellare le centrali (fra circa 40 anni), sarebbero 111.

E a meno che l'elisir di lunga vita dell'alchimista Scapagnini non sia davvero miracoloso, possiamo affermare con moderata certezza, che il Cavaliere non vedrà quel momento.

Guardiamoci intorno e consideriamo una delle fonti energetiche alternative: il solare fotovoltaico.

Attualmente, il prezzo per KW installato è di circa € 7.000, quindi non competitivo sul libero mercato.

I pannelli fotovoltaici sono composti da uno strato di silicio policristallino che, colpito dai raggi solari, trasforma i fotoni in corrente elettrica.

Il prezzo del silicio è altissimo, poichè attualmente viene utilizzato primariamente il residuo della produzione dei semiconduttori e il boom del fotovoltaico ha ulteriormente strozzato questo mercato; solo adesso stanno partendo le grandi produzioni dedicate al silicio per fotovoltaico.

Già per i prossimi anni si prevede un importante calo del prezzo (circa il 30%) e andando ancora più in la, si profilano nuove tecnologie che, sfruttando la nanotecnica e l'utilizzo di plastica al posto del silicio, porteranno il prezzo dei pannelli a valori competitivi con le altre fonti di energia.

La storia del mercato dei semiconduttori e dell'elettronica ci da ragione: i televisori LCD o al plasma, fino a pochi anni fa, costavano almeno 10 volte più di adesso. La produzione in grande scala e la concorrenza hanno portato i prezzi ai livelli attuali.

Risulta così difficile prevedere che in 15 anni, il prezzo del Kw fotovoltaico possa ridursi di 10 volte?

E a quel punto, se con € 3.000 in soluzione unica, una famiglia potrà coprire il proprio fabbisogno energetico, senza dover dipendere da Enel &Co, non credete che il discorso nucleare sia semplicemente superfluo?

Ma un ragionamento così semplice, può essere fatto da gerontocrati che non vedranno il futuro che ci lasceranno in eredità?

Come diceva Bastiano: "lo statista pensa alle prossime generazioni. Il politicante, alle prossime elezioni."

9 commenti:

Supersalvo ha detto...

E queste cose perchè non ce le spiegano mai in TV? Secondo me anche qui c'è una mafia dietro. Ciò dimostra che i nostri politici sono vecchi non solo di età, ma di cervello e non vedono nel futuro.

sicanosiciliano ha detto...

ecco...dopo l'India tocca all'Australia (dal corriere di oggi):

SYDNEY - La rete sarà cento volte più veloce di quella attuale. Il governo laburista del premier Kevin Rudd vuole che nelle case di tutti gli australiani, come annunciato durante la sua campagna elettorale dello scorso anno, ci sia un accesso a Internet super-veloce. Stephen Conroy, ministro per le comunicazioni, parla di una rete cento volte superiore a quelle attualmente sperimentate dai consumatori, ovvero a una velocità di 25 megabit per secondo. Come scrive il quotidiano The Sunday Age, il governo Rudd intende cablare l'intero stato dell'Oceania garantendo un collegamento a banda larga per il 98 percento della popolazione urbana e rurale.

INVESTIMENTI - L'abizioso piano prevede un investimento di circa 4,7 miliardi di dollari australiani, provenienti da capitali statali e privati. «Sarà una vera e propria rivoluzione nella vita quotidiana degli australiani», ha commentato Conroy. Se davvero ciò avvenisse l'Australia godrebbe di una copertura pressoché totale con largo anticipo su altri paesi industrializzati.

APPLICAZIONI - Sulla linea telefonica di casa gli australiani potrebbero quindi presto sfruttare diverse applicazioni contemporaneamente, come per esempio, la tv via Internet ad alta definizione, videochiamate, telefonate in Voip, programmi, giochi e contenuti video. La velocissima rete sarà supportata dalla nuova tecnologia «Vdsl» (Very High Speed DSL). La nuova rete scelta dal governo Rudd sarà «fibre-to-the node», che utilizza cavi a fibra ottica per una parte della connessione ultimo miglio e il tradizionale doppino per la parte finale che arriva nelle case. I primi lavori per interrare i cavi potrebbero iniziare già entro l'anno per concludersi tra meno di un lustro.

Gattina82 ha detto...

Dalle tabelle dei lavori, si leggeva che anche a Mirabella avevano messo la fibra ottica. Cosa stiamo aspettando?

sicanosiciliano ha detto...

ma quale fibra ottica.....la fibra ciecata hanno messo!

francesco ha detto...

Quando si parla di energia nucleare, non si fa riferimento al fabbisogno della famiglia media italiana, ma a quella che in prospettiva dovrebbe essere l’alternativa al petrolio. Il petrolio come tutti sanno è in fase di esaurimento, alcuni esperti stimano addirittura che le riserve si esauriranno nei prossimi 25 anni. Il petrolio è la principale fonte energetica alla base del nostro sistema economico-industriale (basti pensare che la bolletta petrolifera italiana ammonterà nel 2008 a 32-36 miliardi di euro). Ora è realistico pensare che un’energia come quella fotovoltaica o eolica possa in futuro sostituirsi al petrolio quale principale fonte energetica? A tal proposito non essendo un esperto vorrei riportare un estratto di un articolo di Franco Battaglia docente di Chimica Ambientale presso l’Università di Modena: “II nostro Paese assorbe una potenza elettrica di 40 miliardi di watt, cioè 40 gigawatt (GW). Per soddisfare il protocollo di Kyoto, 13 di questi devono essere prodotti senza emissioni di gas-serra. Cosa che si potrebbe abbondantemente fare, con un impegno economico di meno di 40 miliardi di euro, con l'installazione di 9 reattori nucleari (quanti ne ha oggi la Spagna).Volessimo farlo con l'eolico, dovremmo impegnare almeno 80 miliardi di euro e installare 80mila (fatemelo ripetere: 80mila) turbine eoliche; oppure impegnare almeno 800 miliardi (fatemelo ripetere 800 miliardi) di euro per i tetti fotovoltaici necessari. Ma la vera origine dell'illusione di queste tecnologie è non tanto economica ma soprattutto tecnica dopo esserci dissanguati col mix eolico-fotovoltaico di cui si favoleggia, dovremmo lo stesso avere quei 9 rettori nucleari, pronti a bruciare uranio quando il sole non brilla o il vento non soffia. Detto diversamente, eolico e FV non aggiungono alcun watt di potenza al sistema elettrico, essi non danno potenza, ma energia; cioè consentono solo di risparmiare combustibile Quanto? Assumendo, con generosità, 30 anni di vita degli impianti eolici o FV (la vita di quelli nucleari è di 60) si risparmierebbero meno di 15 miliardi di euro in combustibile nucleare: impegnare una somma compresa fra 80 e 800 miliardi (a seconda del mix scelto) per risparmiare 15 miliardi nell'arco di 30 anni non è un grande affare”. E parliamo solo di una parte del fabbisogno. Quindi che fare? Prendere la strada del nucleare? A parte tutti i problemi che comporta, vedi scorie ed individuazione dei siti dove costruire gli impianti, il nucleare non risolve definitivamente la questione energetica in quanto la disponibilità di uranio non è illimitata. La prospettiva cambia se consideriamo il nucleare una tappa intermedia verso quella che potrebbe essere la soluzione definitiva al problema energetico e che dovrebbe assurgere a oggetto principale della ricerca: la fusione nucleare. Che cosa è in poche parole la fusione nucleare?è un procedimento simile a quello avviene nelle stelle, che trasforma l'idrogeno in elio e restituisce energia in modo pulito e sicuro .si tratta di costringere due atomi a fondersi l’uno con l’altro. La reazione produce un nuovo atomo più pesante di elio, l’emissione di una particella e lo sprigionamento di molta energia. I vantaggi?1)l’unica scoria prodotta sarebbe l’elio, un gas inerte, leggero e non radioattivo 2)la sicurezza degli impianti, che in caso di guasti nell’ipotesi peggiore si spegnerebbero 3) la non dipendenza dalle materie prime, l’idrogeno si estrae dall’acqua.l'energia prodotta avrebbe il vantaggio di essere pulita e praticamente illimitata. Naturalmente lo sfruttamento tecnico di questo procedimento presenta problemi notevoli, la cui risoluzione dovrebbe diventare oggetto centrale della ricerca scientifica

Redazione ha detto...

Ciao Francesco, ottima precisazione. Per quanto riguarda il solare, gli 800 miliardi si riferiscono al prezzo attuale dei pannelli. Possiamo prevedere che fra 10 anni il prezzo scenda di un fattore 10 o 20? E comunque abbiamo altri 2 assi nella manica di cui parleremo prossimamente: cogenerazione e geotermico.

Gattina82 ha detto...

A questo punto non converrebbe puntare direttamente alla fusione e finanziare la ricerca in questo senso?

Redazione ha detto...

"Rubiamo" uno spunto da http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-03-05/08.spm

Gentile Severgnini,
mi accodo alla lettera di Andrea Bartolazzi ("La Lombardia è pronta a 5 centrali nucleari lungo il Po? ", 4 marzo) per aggiungere alcune considerazioni. Il consumo di 80GW indica la domanda di picco italiana, mentre il consumo medio e' di meno di 40 GW. Per incidere in modo non simbolico sulla bolletta energetica, il nucleare dovrebbe soddisfare almeno il 20% di questa quota. Vale a dire una decina di reattori da 1GW, del tipo francese collaudatissimo, per averne sempre 8 "in tiro" e due in manutenzione. Problema tecnico: Il maggior fiume italiano sarebbe considerato un rigagnolo dai paesi che fanno largo uso del nucleare. La portata del Po non permetterebbe, nella MIGLIORE delle ipotesi, che un paio di reattori lungo tutta l'asta fluviale, laghi compresi, altrimenti l'incremento di temperatura dell'acqua sarebbe intollerabile e d'estate dovremmo spegnere le centrali, considerate le secche degli ultimi anni. Problema sociopolitico: esistono in Italia zone non vincolate e libere da popolazione, tali da piazzare una decina di reattori? Quando il governo Berlusconi volle realizzare UN SOLO deposito per i rifiuti radioattivi, ora sparsi in siti di stoccaggio provvisori, venne preso a seggiolate e dovette ritirarsi con le pive nel sacco (Scanzano, in Basilicata - fatto completamente rimosso dai media). Vogliamo ricordare che siamo quelli che, dopo averne comprati due a testa, fanno il sit-in contro le antenne dei telefonini? Problema strategico: non abbiamo combustibile fissile (uranio), e nemmeno impianti per il trattamento delle barre esauste: Dipenderemmo comunque da qualcuno. Problema vero: siamo in troppi. L'Italia e' dimensionata per 30 milioni di abitanti al massimo. Un fatto davvero serio sarebbe quello di programmare e gestire la decrescita, ma non si puo' nemmeno parlarne. Napoli ci sta mostrando il nostro futuro: essere sepolti dai rifiuti.

Saluti.

Martino Pradel

francesco ha detto...

Dal Corriere della sera, estratto di un'intervista a Carlo Bernardini, un fisico della scuola di Fermi e di Amaldi,tra i fondatori assieme a Giorgio Salvini del grande laboratorio di Frascati.

«Le nuovi centrali in Italia dovrebbero essere costruite all' interno di caverne. Si tratta di una soluzione che avrebbe tre tipi di vantaggi». Ovvero? «Innanzitutto se in caso di un forte terremoto la caverna dovesse crollare, la centrale nucleare sarebbe interamente contenuta nella cavità senza alcun rischio di fuoriuscita degli elementi radioattivi. E gli altri vantaggi? «Gli impianti sarebbero al riparo da eventuali attacchi terroristici provenienti dal cielo. Dal punto di vista economico, infine, ci sarebbe un forte risparmio quando si dovesse decidere, a fine vita, di chiudere la centrale: basterebbe far crollare la caverna e la centrale rimarrebbe sigillata, risparmiando i costi dello smantellamento. Anche la soluzione della caverna però è rischiosa perché ci sarebbe un' alta probabilità di inquinamento del terreno. «Logicamente la caverna dovrebbe essere lontana soprattutto dalle falde acquifere per evitare pericolose infiltrazioni».
Esistono già progetti in tal senso che prevedono la creazione di una centrale termonucleare in una galleria dentro una montagna affiancata da un deposito per le scorie.Questo, oltre ai vantaggi illustrati nell'intervista, consentirebbe lo stoccaggio delle scorie nella caverna anzichè l'evacuazione delle stesse verso centri di smaltimento.In caso di incidente con fusione del nocciolo, questo rimarrà imbrigliato all'interno.Il problema delle scorie è quello più spinoso, ma numerose sono le ricerche volte a permettere di generare energia distruggendo scorie.