martedì, marzo 04, 2008

"E si ammucaru cumari Stefania" di Max Neuland

Cari Bloggers,

come era fin troppo facile prevedere, la politica siciliana rimane uguale a se stessa, incapace di rinnovare e rinnovarsi, restando ancorata al suo tradizionale schema di potere.
Lo stesso schema di potere che da 50 anni condanna la nostra regione a vivere in una condizione a metà tra sviluppo e sottosviluppo, a metà tra Europa ed Africa.

Le dimissioni dell’On.Cuffaro e la caduta del governo Prodi hanno aperto, nella loro contemporaneità, una finestra nella linea di gestione della cosa pubblica in Sicilia e prontamente la casta siciliana della politica si è organizzata per rimettere le cose al suo posto cosicché tutto cambi affinché nulla cambi.

In campo nazionale l’unione prodiana si scinde in Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno, in Sicilia gli stessi partiti si presentano assieme uno per tutti e tutti per uno dietro alla candidatura di Anna Finocchiaro.

In campo nazionale il Cavaliere annette Alleanza Nazionale e fa il repulisti di tutti gli ex-DC di ogni tipo e misura; in Sicilia, il Cavaliere costruisce un carrozzone che imbarca tutti e di tutto apparentandosi con il luogotenente regionale di Casini e mettendo alla guida del carrozzone il leader di un partito formatosi da meno di tre anni.

Da ogni lato e comunque la si voglia vedere, roba vecchia anzi vecchissima.

La pregevole candidatura della senatrice Finocchiaro, per quanto prontamente invocata dal segretario del PD, è avvenuta solo dopo che fosse pubblico e palese lo strappo politico tra l’UDC e la compagnia di Berlusconi.
Complimenti per l’attaccamento alle radici e viva il coraggio…

Per altro, la candidatura “da peso massimo” dell’On. Lombardo alla guida di tutte le liste del centro-destra, è avvenuta all’epilogo di una “riflessione” all’interno del PDL che ha avuto tutti i tratti di una sceneggiata da operetta degna del teatro stabile di Catania.

Di questa vicenda, che ha nell’On. Miccichè il protagonista assoluto, il nostro blog ha già ampiamente parlato e non è il caso di aggiungere altro.
Per l’onorevole Miccichè la dignità politica ha il prezzo di un fantomatico ministero per il Mezzogiorno.

Per i centristi dell’UDC, quello che è indigesto a Roma è succulento a Palermo.
Per il Cavaliere, il premio di maggioranza regionale per le elezioni politiche vale gli otto miliardi di euro necessari per avviare i lavori per il Ponte, per finanziare la sanità privata dei soliti ignoti e per istituire la Banca per il Sud.

Amici miei, ma la Banca per il Sud non si chiamava “Cassa per il Mezzogiorno”?
Non è stata istituita negli anni ’60?
Non ha prodotto solo in Sicilia una ottantina di opere pubbliche mai completate? Non ha gonfiato le tasche dei capi mafia?
Insomma non è stato un vero sfacelo e lo spreco di un mare di denaro pubblico versato da altri?

Dal passo finale del walzer delle candidature emergono una vittima illustre e ovviamente un vincitore.
Purtroppo per noi, la vittima illustre è l’On. Prestigiacomo, gettata nel tritacarne delle nominations senza una straccio di copertura politica, utilizzata come vela per catturare il vento della novità che spira da Montecitorio e poi lasciata senza albero maestro a fronteggiare i gruppi di potere dell’ARS i quali, con il tipico stile nostrano, se la sono politicamente “ammuccata” senza dire una parola.

L’eventuale candidatura della Prestigiacomo, affiancata alla certa candidatura della Finocchiaro, sarebbe stata una autentica rivoluzione per la nostra regione.

Un cambiamento epocale che avrebbe consegnato, in ogni caso, gli ampi poteri che discendono dallo statuto speciale non solo ad una persona con competenze superiori a quelle di qualunque candidato uomo (la politica è una casta al maschile) ma anche ad una rappresentante di quella metà della società siciliana che non ha mai alcuna leva di indirizzo e di comando. Insomma sarebbe stato un “fora i cumpagni” che avrebbe scosso la società siciliana alle fondamenta.

Un sogno che non poteva essere e che infatti non è stato.

Il vincitore di questa turbolenta fase politica è senza dubbio l’On. Lombardo.

In meno di tre anni ha creato una formazione politica dalle costole dell’UDC che ha acquisito rango regionale e, dopo l’apparentamento con il PDL, probabilmente si radicherà stabilmente a Montecitorio.

In meno di un mese è riuscito a farsi candidare al governo della nostra regione da tutto il centro-destra nonostante fin dal primo momento si sia proposto come continuatore e garante del “cuffarismo” e nonostante gli strali di vari forzisti capitanati dall’onorevole Miccichè.

Insomma un capolavoro di scaltrezza politica, chapeau!

Ai cittadini siciliani prima di recarsi al voto non rimangono che alcune domande.
Sulla natura del “cuffarismo” non si sono già espresse la Procura Antimafia e il Tribunale di Palermo?

La nostra terra e la nostra società sono progredite negli ultimi sei anni?

E scendendo nel contado mirabellese, come faranno i nostri amministratori a convincere gli elettori del centro-destra locale a votare per il Presidente della Provincia dimissionario, dopo avergli fatto guerra fino allo scorso anno?

Staremo a sentire.

23 commenti:

Gattina82 ha detto...

Giusto per gradire:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-lega-Lombardo/1996767

Luca Alfano ha detto...

Il problema è culturale. La massima ambizione del nostro quasi futuro Presidente di regione sarà costruire una immensa opera faraonica (il ponte) che nemmeno geograficamente sta in Siclia e di cui 3/4 dei siciliani nemmeno beneficieranno mai direttamente; in compenso la costruzione del ponte sarà una manna per le imprese legate alla mafia. Sta a noi scegliere con il voto, solo a noi! Scegliere tra essere a favore o contro la mafia! E noi lo sappiamo dove si colloca la mafia, senza prenderci in giro...

bastianazzo ha detto...

Condivido!
Ma poi i soldi li recupererebbero?
Ma sei parente di Sonia?

Giovanni ha detto...

Avete visto la Prestigiacomo a Ballarò? Quando l'hanno chiamata signora, si è offesa e ha preteso l'onorevole. Per la serie, faccio parte della casta e voi poveri umani...

Luca Alfano ha detto...

Per giudicare e per capire, uno spunto: nel sito del PD c'è il link per ascoltare il 'Discorso ai siciliani' di apertura della campagna elettorale tenuto dalla Finocchiaro ad Agrigento sabato 1 marzo.
Rispondo a Bastianazzo: non sono un parente di Sonia, ma orgoglioso di questo cognome quando per assonanza richiama alla memoria il sacrificio e l'impegno antimafia di suo padre.

Fabius ha detto...

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Giuseppe Giustolisi ha detto...

Agli amici di forum mirabella sottopongo un commento inserito ieri sul blog di Musumeci, sapete c'è una battaglia senza esclusioni di colpi tra la Destra e l'ex AN, io volevo solo un vostro parere, mi pare di non essere stato per nulla offensivo. Buona Giornata.

La fine dell’ipocrisia politica, oggi sul quotidiano “La Sicilia”, viene annunciata in nome dell’autonomia, l’intesa con il candidato alla Regione Sicilia Raffaele Lombardo. La Destra non ha ancora fatto un nome da proporre come presidente e tutto fa presagire che in questa notizia ci sia qualche fonte di verità, un po’ quello che è successo con l’Assessore Provinciale nominato da Lombardo e in quota Alleanza Siciliana nella provincia regionale di Catania. Attento alle informazioni date ho assistito a molti cambi di umore, il giorno dopo che era stato annunciato l’accordo con il PDL, sul sito della Destra Siciliana veniva annunciato un incontro per Mercoledì con tanto di foto tra Musumeci e Lombardo, poi qualcosa non è andato per il verso giusto e la foto è stata come per incanto cambiata, in termini politici avere la stessa dignità e non dare solo sangue significa accordarsi per avere qualche posto nelle Amministrazioni Pubbliche, non può essere diversamente, sono stato attaccato da molti militanti perché uomo del PDL, ma io guardo sempre alla realtà e cerco di non ragionare esclusivamente di cuore, ma guardo alla ragione, e la ragione mi porta a dire che la Sicilia non può perdere Musumeci quale ottimo amministratore che è solo in nome di un simbolo, quindi fiduciosi che gli uomini che mi rappresenteranno agiranno non dimenticando quelli che sono i valori della Destra, accolgo con soddisfazione questa scelta.
L’ipocrisia in politica non paga, l’accordo viene annunciato in nome dell’autonomia locale, battaglia che l’On. Musumeci ha condotto anche da segretario regionale di Alleanza Nazionale, ma quale autonomia, lo stesso portavoce nazionale dei giovani, Ruggero Razza sconfessa le battaglie autonomistiche di Alleanza Sicilia, per cui “un giovane deve scommettersi, anche in politica. Personalmente ho chiesto al segretario Storace di potermi candidare alle Regionali, elezioni che prevedono, a differenza delle Politiche, il voto di preferenza. Un giovane non deve puntare ad avere una posizione apicale nelle liste bloccate, ma essere in campo, sul territorio, per cercare il consenso”. Ha chiesto la candidatura al Segretario Storace, in nome dell’autonomia?! Scusate le due cose non possono essere compatibili. Apprezza in una trasmissione nazionale Casini, attaccando fortemente il Popolo delle Libertà quasi dimenticando le dichiarazioni riportate dai quotidiani sull’incontro palermitano tra Casini e Cuffaro, l’ex governatore Salvatore Cuffaro che, riferendosi alla sua candidatura al Senato, ha detto: “Casini mi ha chiesto di essere in prima fila e io sono qui con l’entusiasmo di sempre e con la consapevolezza che stiamo giocando una partita importante, ma difficile”. Ecco cari militanti nostalgici della Destra, “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui” io lotto per le mie idee, più volte manifestate anche in questo blog, ma non parlo mai con ipocrisia, mi attengo ai fatti, e i fatti mi fanno pensare che le scelte vanno sempre ponderate e che la verità non è mai unilaterale. Potrei scrivere poemi sulle new entry nella formazione politica della Destra, mi sa che né saranno annunciate altre, ma saranno solo di politici ex AN, che non hanno trovato un posto al sole nella stesura delle liste del Popolo delle Libertà, questa è pura ipocrisia.
Fiumi di inchiostro spesi per colpevolizzare gli ex uomini di partito, che condanno personalmente per i veti posti in essere, io credo nei due partiti unici, un po’ quello che succede nelle più avanzate democrazie occidentali, e per questo lotto, le scelte repentine non sono mai indolori, ma vanno fatte, altrimenti la politica rischia di allontanarsi definitivamente dal cittadino e si spezza quel rapporto fiduciario che è necessario in ogni democrazia che si rispetti.
Si deve essere rispettoso delle idee altrui, sempre, come io rispetto le idee portate avanti dalla formazione politica della Destra, in fondo, per anni abbiamo militato nella stessa formazione politica, io non provo odio e rancore verso nessuno, ma pretendo uguale rispetto da parte di chi rischia di in nome di simboli e valori, nascondersi dalla realtà. Storace per essere credibile, doveva fondare questo movimento dopo la sconfitta alle elezioni regionali, prima di andare a ricoprire il ruolo di Ministro della Repubblica, nominato da chi? Berlusconi è degna persona sempre, o non lo è, sia quando partecipa alla convention della Destra, lontano dalle posizioni di AN, sia quando fa un accordo con AN lontano dalle posizione personalistiche di Storace o di chi che sia, altrimenti tutto viene accolto come un gioco di potere, “poltrona” che si scontra con i valori di Destra presenti in molti italiani tutt’oggi.
Ecco potrò essere attaccato nuovamente come militante di Alleanza Nazionale prima e persona che ha aderito al Popolo delle Libertà, ma è la mia scelta, coerente con le mie idee, per questo spero che l’On. Musumeci possa diventare da bravo amministratore un uomo del centro-destra italiano di rilievo. Di lui e delle sue capacità mi fido, ma non accetto l’ipocrisia assoluta che è emersa in questi giorni da questo blog.

www.giuseppegiustolisi.blogspot.com

Giuseppe Giustolisi ha detto...

La legge porcata miete le prime vittime, aspetto con ansia quella del Popolo delle Libertà, il partito che sostengo, ma i componenti del Partito Democratico locale avranno come rappresentanti, la moglie di Fassino, l'addetto stampa del PD, l'addetto stampa di Romano Prodi e così via, una cosa mortificante, così si rilancia la Sicilia?! con persone che non conoscono la Sicilia?! Boh?! staremo a vedere...

www.giuseppegiustolisi.blogspot.com

bastianazzo ha detto...

E scommetto che questi personaggi avranno tute la pole position.
A Fassino: con tutto il bene che ti voglio, o tu o tua moglie. Mica dobbiamo copiare Mastella!

Luca Alfano ha detto...

Mi inserisco per una doverosa precisazione. Al di là delle diverse nostre opinioni politiche, tutte ugualmente legittime e rispettabili, c'è una sostanziale differenza tra il ruolo politico (e le vicende giudiziarie) che hanno accompagnato la vita politica della moglie di Fassino e della moglie di Mastella, a mio parere inserite ingiustamente in uno stesso calderone di giudizi trancianti. Per documentarsi meglio su Anna Maria Serafini, moglie di Fassino, un utile link è quello di Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Maria_Serafini): il suo è un impegno politico decennale, maturato prima della conoscenza di Piero. Per quanto riguarda la moglie di Mastella , beh le sue vicende giudiziarie ed il suo "spessore" politico sono stati di recente sotto gli occhi di tutti noi...inutile aggiungere altro...
Per rispondere a Giuseppe, beh, io sarei fiero di essere rappresentato, cito le tue parole, da "la moglie di Fassino, l'addetto stampa del PD, l'addetto stampa di Romano Prodi e così via".
Non capisco il perchè della tua mortificazione, ritieni che la classe politica siciliana, di qualunque colore politico, si sia resa protagonista negli ultimi decenni, a parte qualche rara eccezione locale, di particolari meriti? A giudicare dal tuo sdegno per la classe politica credo proprio di no, quindi ben vengano degli onesti e preparati rappresentanti anche non siciliani, che però abbiano a cuore la Sicilia, indipendentemente dal loro colore politico. Diffiderei certo dalle alleanze con Calderoli, che qualcuno che si ritiene siciliano Doc e vuole rappresentarci nella massima carica invece caldeggia e porta avanti con passione...

francesco ha detto...

Per Giuseppe Giustolisi: lasciamo stare i motivi che stanno dietro al tormentato accordo tra Lombardo e Musumeci, parliamo della Destra. Da dove nasce questo partito?Dal personalismo di Storace?Non credo. Nasce da un gruppo di uomini e donne che credono ai valori, agli ideali e ai principi che stanno dietro “all’essere di destra”e non si sentono più rappresentati da AN, un partito neo-centrista, che a quei valori, ideali e principi a oramai completamente abdicato, E per che cosa? Perché Fini possa diventare premier tra cinque anni?Per la poltrona delle poltrone?Riconosciamo la giusta dignità ad un movimento che nasce da un sincero slancio ideale, animato da persone che avrebbero potuto tranquillamente vivere di rendita dentro AN, ma hanno scelto la strada più impervia pur di difendere e rappresentare i principi in cui credono.
Per Luca Alfano: leggo quello che scrivi e rimango allibito, ma ci credi veramente?Pensi che la signora Fassino, la radicale Bernardini, l’assessore romano Causi ecc. una volta eletti si ricorderanno della Sicilia se non come luogo di vacanza?Si batteranno per la nostra agricoltura, per le nostre strade in una parola per noi?E davvero, ad esempio nelle province di Siracusa o Ragusa, non c’era nessuno che fosse più onesto, preparato e animato dall’amore per la Sicilia dell'addetto stampa di Prodi?

Giuseppe Giustolisi ha detto...

@Francesco, guarda che io guardo con simpatia il movimento La Destra forse non ci siamo intesi, sono rattristato solamente perchè mi hanno censurato con quel commento. Stop. Non credo era offensivo, la destra, la vera destra non si sottrae al confronto.

www.giuseppegiustolisi.blogspot.com

Giuseppe Giustolisi ha detto...

Tiene banco nel PD la questione Lumia, Grillo nel suo blog scrive:
"Topo Gigio Veltroni ha messo in lista personaggi con frequentazioni molto disinvolte. Ma quale partito non ne ha? E' un problema di rappresentanza all'interno delle istituzioni. I cittadini non possono scegliere il candidato e il buon segretario di partito, al loro posto, trova il giusto spazio per ogni categoria sociale. Topo Gigio ha però escluso dalle sue liste Beppe Lumia, vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Lumia è stato a suo tempo condannato a morte dalla criminalità organizzata per le sue attività. Toglierlo dal Parlamento vuol dire trasformarlo in un morto che cammina. Il nuovo PD di Fassino, D'Alema, Sircana e Bassolino non ha posto per un servitore dello Stato. Si faccia avanti qualcun altro e lo candidi al più presto".

Si fa avanti la candidata alla presidenza della regione Anna Finocchiaro, sono fiera di accoglierlo nelle mie liste.
Altra grande ipocrisia, Lei da candidata alla regione entra di diritto al Parlamento Regionale, ma non vi entrerà poichè capolista al senato in Emilia Romagna, creando qualcosa di eccezionale che può far rimanere con 89 il parlamento regionale, una cosa inaudita, ecco soltanto per sottolineare la grande novità dei moralisti di Sinistra.

www.giuseppegiustolisi.blogspot.com

sicanosiciliano ha detto...

è bello vedere gente che come voi crede ancora alle favole....ancora riuscite a credere che se sale quello di sinistra o quello di destra questi si impegneranno per migliorare la sicilia.....
io dico che bisogna essere REALISTI e che questi una volta saliti se ne laveranno le mani e niente cambierà...NIENTE!
ricordatevi di questo mio commento fra qualche anno e ne riparliamo ok? e vedremo se avrò avuto torto o ragione.

Supersalvo ha detto...

Forse i siciliani non sono ancora incazzati abbastanza e subiscono e abbassano le corna. Io non ci sto più e voterò contro la casta.

Gattina82 ha detto...

Un articolo sulla Finocchiaro:

Per andare alle elezioni regionali conoscendo qualcosa del vissuto personale degli uomini e delle donne che si candidano ad amministrare la cosa pubblica è sufficiente cercare una biografia. Ne è capitata sottomano una di Anna Finocchiaro sul blog di Benny Calasanzio che riporta un articolo di Marco Travaglio e Giuseppe Giustolisi su Anna Finocchiaro che trascrivo di seguito. Attenzione è un pò lungo…ma ne vale la pena.

Anna Finocchiaro, vita e opere di una Ségolène con l’inciucio.



“La Ségolène de’ noantri è nota per la sua modestia. Infatti, l’anno scorso, quando Giorgio Napolitano fu eletto al Quirinale, dichiarò al Corriere: ” Un uomo con il mio curriculum , l’avrebbero già fatto presidente della Repubblica”. Ma Anna Finocchiaro è nota pure per le sue eccezionali capacità politiche. Infatti, come capogruppo dell’Ulivo al Senato, all’inizio di quest’anno riuscì a far passare una mozione di Calderoli sull’Afghanistan. E quando, a fine febbraio, Fassino ebbe la bella pensata di far prelevare a Torino Sergio Pininfarina, assente al Senato da otto mesi, per rafforzare le esangui truppe unioniste intorno alla mozione D’Alema sulla politica estera, lei rassicurò il suo gruppo: «Tranquilli, è arrivato Pininfarina». Cinque minuti dopo, la mozione D’Alema veniva bocciata grazie anche all’astensione di Pininfarina, che con la sua presenza aveva alzato il quorum senza che nessuno gli spiegasse che astenersi, al Senato, equivale a votare contro. Un’ora dopo, Prodi saliva al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Eppure, per imperscrutabili motivi (a parte la sua proverbiale, quasi leggendaria avvenenza), Anna Maria Finocchiaro detta Annuzza, nata il 31 marzo 1955 a Modica (Ragusa) ma cresciuta a Catania, iscritta al Pci a 17 anni, laureata in legge a 25, funzionario alla Banca d’Italia filiale di Savona a 26, pretore di Leonforte (Enna) a 27, pm di Catania a 30, parlamentare da quando ne aveva 32, cioè da vent’anni giusti, è l’astro nascente dei Ds. l’amica dalemiana in grado di contendere la leadership del futuro Partito democratico a Walter Veltroni, suo coetaneo. All’ultimo congresso Ds, quello di Firenze, il suo discorso di 21 minuti interrotto da 21 applausi con citazioni di Temistocle e Aristide nella guerra ai Persiani, è stato più elogiato di quello di Walter. E, come di Walter, anche di lei parlano tutti benissimo. Anzi, è più facile trovarle qualche detrattore nel centro-sinistra (soprattutto fra i fassiniani e fra le donne uliviste, gelose del suo fascino) che nel centro-destra. Qui, in partibus infidelium, piace proprio a tutti. Lino Jannuzzi, che pranza spesso con lei nel ristorante del Senato, l’adora e le ha dedicato un giulebboso ritratto-intervista sul Giornale. Un altro ancor più zuccheroso glie l’ha riservato, sempre sul quotidiano berlusconiano, il solitamente perfido Giancarlo Perna. Il Foglio di Giuliano Ferrara s’è sperticato in un’imbarazzante paginata di elogi. E di Anna Finocchiaro parla un gran bene anche l’onorevole avvocato professore Gaetano Pecorella, che nella scorsa legislatura le subentrò come presidente della commissione Giustizia della Camera. Lei ricambiò l’affetto invitandolo a un dialogante dibattito sulla giustizia alla festa dell’Unità di Genova nel 2004, passando sopra qualche dozzina di leggi vergogna. Quando ha voluto illustrare in un libro le sue idee sulla giustizia, ha scelto come ghost writer un giornalista del Tg4 e del Foglio Antonello Capurso, e come titolo una frase da perfetto inciucio: Dialogo sulla giustizia. Per un nuovo patto di legalità (Passigli, 2005). E, per presentarlo a Catania, ha voluto al proprio fianco Salvo Andò, il dinosauro del vecchio, Psi uscito indenne da vari processi per mafia e tangenti, ora per assoluzione ora per prescrizione. Quand’era in pretura e si occupava di liti fra pecorai, già fumava Muratti e si mangiava le unghie. La chiamavano «la pretora bona», ma lei preferiva «la professoressa». In quell’ambiente decisamente popolano la raffinata rampolla della buona borghesia catanese, con i suoi studi classici al liceo Cutelli, le sue ascendenze risorgimentali (pare che il bisnonno fosse l’avvocato difensore di Giuseppe Garibaldi), il marito ginecologo Melchiorre Fidelbo (con cui ha avuto due figlie, Miranda e Costanza), incutesse soggezione. A Catania - ricorda Aldo Cazzullo sul Corriere - «i Finocchiaro abitano da generazioni nella villa ottocentesca sulla via Etnea, dove sono passati Verga, Capuana, De Roberto». «Famiglia di garibaldini, mazziniani, repubblicani», precisa lei, «sempre dalla parte progressiva. Mio padre mi ha cresciuto con i racconti di suo nonno Lucio, grande avvocato, che da bambino vedeva don Blasco, il personaggio dei Viceré, appendersi all’architrave delle porte e dondolarsi con il suo mantello nero come un pipistrello, per spaventare i piccoli». Il padre Luigi era procuratore capo di Enna e presidente di sezione della Corte d’Appello di Catania. E a Catania lei approdò nel 1985, ma come pubblico ministero. Iscritta a Magistratura democratica, ne divenne subito segretaria per la Sicilia orientale. Anna Finocchiaro arrivò in una procura scossa dallo scandalo che aveva portato in carcere alcuni magistrati catanesi accusati di collusioni mafiose. Ma non ci restò molto. Due anni, non di più: giusto il tempo di mettersi in evidenza e di incriminare un manager dell’Asl (che poi ritroverà molti anni dopo tra i suoi colleghi deputati) per un supercontratto d’affitto che pagava a peso d’oro un immobile del padrone di Catania, l’editore monopolista Mario Ciancio, proprietario di tv e dell’unico quotidiano cittadino. Una perizia accertò poi che l’affitto era congruo e la posizione del manager fu archiviata. Così Ciancio continuò a incassare soldi a palate dalle casse della sanità pubblica. Nel 1987 la prima elezione a deputata e l’anno successivo anche a consigliera comunale. Passava per una dura e pura (la sezione della sua prima tessera era tutta ingraiana). Tant’è che nel ‘90, quando Occhetto promosse la svolta della Bolognina dal Pci al Pds, lei s’oppose. E pianse. Voleva fortissimamente restare comunista sotto la falce e il martello. Ma quando capì di essere in minoranza, si convertì al nuovo corso dalla parte del più forte: Massimo D’Alema. «Un uomo delizioso», almeno per lei. Gli ex magistrati che sbarcano in politica passano tutti, chissà perché, per «giustizialisti». Lei, come pure l’amico Luciano Violante, è la smentita vivente di questa leggenda metropolitana. Tutta la sua carriera politica, quattro volte più lunga di quella giudiziaria, sembra fatta apposta per far dimenticare quella precedente. Il 6 dicembre 1994, quando i ricatti berlusconiani costringono Antonio Di Pietro a lasciare il pool Mani Pulite alla vigilia dell’interrogatorio del Cavaliere, la capogruppo dei progressisti in commissione Giustizia Anna Finocchiaro dichiara all’Ansa: «Avevo già auspicato un calo di tensione fra il pool e l’esecutivo, poiché lo scontro si era troppo personalizzato, e da istituzionale era divenuta una battaglia tra Borrelli e Berlusconi. Il leaderismo non è indice di democrazia e identificare una persona con le regole non giova a nessuno». Come se quella che si sta consumando fra il Polo e i Pool fosse una guerra per bande. L’indomani l’avvenente Annuzza rincara la dose in un’intervista al Corriere. Non contro i berluscones. Contro Di Pietro e Borrellli: «Basta con queste vergini violate, sembra che in Italia ci sia solo il pool di Milano. Non siamo più allo scontro fra poteri, ma alla radicalizzazione di un conflitto personalizzato. Berlusconi e i suoi da una parte, Borrelli e i suoi dall’altra. I giudici di Milano farebbero bene ad evitare di rincorrere sempre l’ultimo fatto e l’ultima dichiarazione, sapendo che saranno poi al centro di attacchi… Quando il paese si divide tra chi sta con Borrelli e chi sta contro Borrelli, significa che nel paese è passata l’idea che la procura di Milano sia l’unico soggetto capace di esercitare il controllo giurisdizionale. Questo è un pericolo». Né con il pool né con Berlusconi. Perfetta ortodossia dalemiana, un antipasto della Bicamerale che verrà. Figurarsi 1′entusiasmo del popolo della sinistra, che scende in piazza angosciato contro le vergogne del primo governo Berlusconi. Ma Anna Finocchiaro tira dritto, continua a vaneggiare di un non meglio precisato «protagonismo» dei suoi ex colleghi, almeno di quelli che lavorano bene. Nel ‘96, quando Prodi va al governo per la prima volta, D’Alema la impone come ministro. Lei, sempre modesta, dice di avere «tutti i titoli per essere ministro della Giustizia». Invece Prodi la manda alle Pari opportunità. Farà molto fumo e poco arrosto, con battaglie di pura demagogia come la legge sul doppio cognome. Poi nel ‘98, perduto il ministero, diverrà presidente della commissione Giustizia della Camera. Di Catania s’interessa poco o punto. Tant’è che, quando cambia il sistema elettorale da proporzionale a uninominale, non riesce più a farsi eleggere nel suo collegio: si salva regolarmente grazie al paracadute della quota proporzionale. All’ ombra dell’Etna, intanto, è esploso il secondo «caso Catania», che vede magistrati l’un contro l’altro armati per un verminaio di mafia, politica, toghe, affari e malaffari. Il nome di Anna Finocchiaro affiora in una complicata storia di ville costruite da un’impresa vicina a Cosa Nostra a San Giovanni La Punta, incantevole comune turistico ai piedi del vulcano, dove nei primi anni Settanta latitavano Luciano Liggio e Bernardo Provenzano. Dagli anni Ottanta su San Giovainni regna e governa il clan Laudani, una delle famiglie più sanguinarie della Sicilia orientale che, a furia di speculazioni selvagge. ha trasformatio quel piccolo paese agricolo in una cittadina di 25 mila abitanti. Secondo gli inquirenti, la cosca agisce tramite un suo affiliato, Carmelo Rizzo, molto attivo nell’edilizia anche grazie alle sue entrature negli uffici pubblici. Rizzo gestisce alcune società di costruzioni, intestate o a lui o ad altri (come la Di Stefano Costruzioni). I suoi rapporti col clan Laudani sono noti fin dal 1981, quando la «famiglia» lo incarica di lottizzare (abusivamente) un loro fondo. Due anni dopo Rizzo vende i terreni, divisi in 19 lotti, ad altrettanti acquirenti. E su San Giovanni incombe anche il re dei supermercati Sebastiano Scuto, sospettato anche lui di rapporti con i Laudani e oggi imputato di concorso esterno in associazione maliosa: il trait d’union fra il suo gruppo e la cosca, secondo l’accusa, sarebbe stato proprio Rizzo, ben introdotto nella buona società catanese. Un suo stretto collaboratore, un certo Cali, racconterà ai giudici che «da noi venivano magistrati e politici a comprare ville con sconti di centinaia di milioni. Uno di essi pretese l’abbattimento di un albero secolare, segnato sulle mappe, che dava fastidio perché prossimo all’ immobile da lui comprato». Le ville sono quelle costruite da Rizzo sotto il nome della Di Stefano su un terreno ceduto da un certo cavalier Vincenzo Arcidiacono. Una, bifamiliarc, l’acquista nel febbraio 1991 il pm catanese Giuseppe Gennaro, futuro membro del Csm e poi presidente dell’Anm. Un’altra la compra il cognato di Anna Finocchiaro. Rizzo, sotto processo per mafia, sentendosi ormai spacciato, lascia trapelare propositi di collaborazione con la giustizia. Ma non fa in tempo a parlare: nel 1997 viene assassinato dalla mafia, e non si può dire che sulla sua morte si indaghi in profondità. Ma della sua figura si torna a parlare al processo a carico di Scuto. Fra i testimoni c’è un ispettore di polizia che la sa lunga sui rapporti fra mafia e affari a San Giovanni La Punta, dove lui stesso risiede: si chiama Antonino Gemma ed è un militante Ds. In questa veste ha avuto modo di conoscere la Finocchiaro. E il 29 gennaio 2002 consegna alla procura generale di Catania un appunto, ricordando un episodio di qualche anno prima, legato proprio ai villini acquistati dal giudice Gennaro e dal cognato della Finocchiaro: «Era notorio a San Giovanni La Punta che Rizzo fosse il prestanome del clan Laudani. Rizzo costruiva villette lussuose da vendere a persone rispettabili. Posso dire di conoscere la situazione criminale di San Giovanni La Punta, non solo in quanto poliziotto, ma anche perché ho vissuto in quel territorio. Capitò, così, che avendo dei rapporti di conoscenza con l’onorevole Finocchiaro Anna, sentii il bisogno di informarla allorché appresi che il dottor Gennaro stava acquistando una delle villette realizzate dal Rizzo. Ciò avvenne all’inizio degli anni Novanta [la proposta della questura di Catania di sottoporre e misura di prevenzione della sorveglianza speciale Carmelo Rizzo è del 20 ottobre 1992 e nel 1993 il nome di Rizzo compare nel decreto di scioglimento per mafia del comune di San Giovanni La Punta; dieci anni dopo il comune verrà sciolto per mafia una seconda volta] dopo che io avevo ultimato il servizio di tutela al figlio Roberto del giudice [sic!]. Ricordo che l’onorevole rimase molto turbata, anche perché il cognato di quest’ultima stava acquistando o aveva acquistato la villa adiacente a quella che doveva comprare il dottor Gennaro: e nella circostanza riferì che avrebbe parlato col giudice per dissuaderlo dall’acquisto dell’immobile». Che cos’abbia poi detto la Finocchiaro a Gennaro e al cognato, non è dato sapere. Si sa invece che sia Gennaro sia il cognato della Finocchiaro acquistarono la villa costruita dal mafioso. La deputata, se tentò di dissuaderli dal loro proposito, non fu molto persuasiva. Gennaro ha sempre rivendicato la propria buona fede e querelato chiunque abbia rievocato quella vicenda. La Finocchiaro invece non ha mai detto una parola in proposito. Nemmeno sul caso Catania. Nemmeno quando i magistrati che l’hanno denunciato - il pm Niccolo Marino e il presidente del Tribunale dei minori Giovanni Battista Scidà - finiscono nel mirino dei politici e di una parte del Csm. Quando palazzo dei Marescialli propone di trasferire Scidà per incompatibilità ambientale, molti politici - da Lumia a Vendola, da Fava a Pacione - intervengono in sua difesa. La Finocchiaro no, a dispetto dell’amicizia che in passato la legava all’anziano collega. Un silenzio, il suo, che la allontana vieppiù dalla società civile più impegnata sul fronte antimafia in città. Qualcuno la ribattezza «la compagna c’arriniscìu», la compagna che ha avuto successo e dimentica le radici. Recentemente uno dei leader di Legambiente, il giurista catanese Ugo Salanitro,l’ha accusata in un dibattito antimafia organizzato da Rifondazione comunista, a proposito di un mostruoso megaparco costruito nel centro della Sicilia: il parco di Regalbuto (Enna). «E un’operazione», ha tuonato Salanitro, «che a livello economico non ha alcun senso. Eppure è stato proposto al giudizio per il finanziamento di Sviluppo Italia ed era sostenuto da due sponsor politici di rilievo: il forzista Gianfranco Miccichè e il diessino Vladimiro Crisafulli [filmato a colloquio con un boss mafioso nel 2002 e tutt’oggi indagato nello scandalo Messinambiente insieme a Cuffaro, dunque promosso senatore nel 2006]. Qualcuno vicino a Sviluppo Italia ci contattò perché li aiutassimo a non buttar soldi in quella struttura. E il progetto fu bocciato. Ma quel che non è riuscito a Miccichè alcuni anni fa, è riuscito a Crisafulli di recente. Infatti l’anno scorso il progetto è stato approvato. Il senatore Ferrante di Legambiente ha fatto battaglie contro il progetto; ma quando ha presentato interrogazioni parlamentari, chi è venuto in qualche modo a interloquire con quel senatore? Non è stato certo Crisafulli, ma è stata una persona che poteva farlo. E’ stata una donna, un’importante donna della nostra classe politica di sinistra». «La Finocchiaro!», ha indovinato qualcuno dalla platea. Cioè la capogruppo del senatore ambientalista. Salanitro ha sorriso: «In tutto questo, è chiaro che si tratta solo di politica…». Che la società civile catanese non la veda più di buon occhio lo conferma padre Salvatore Resca, anima di Cittainsieme, movimento nato una ventina d^anni fa per il riscatto della città intorno a una delle parrocchie più attive nella denuncia del malaffare: «Roma si disinteressa di Catania. Dovrebbe interessarsene sotto lo stimolo dei deputati e senatori eletti qui, non tanto uno stimolo clientelare, ma politico. Anna Finocchiaro è sparita, Bianco pure. Dove sono i parlamentari eletti in città? Se li inviti. non vengono». Nel 2001, col ritorno di Berlusconi al governo e del centro-sinistra all’opposizione, Anna Finocchiaro rimane responsabile Giustizia dei Ds. E non si può dire che si scaldi più di tanto contro le leggi vergogna sfornate a getto continuo dal governo più losco della storia repubblicana. Mentre alcuni parlamentari ulivisti organizzano sparuti ostruzionismi e la società civile promuove girotondi e manifestazioni contro la legislazione ad personam e l’attacco continuo alla legalità, lei cura il «dialogo» bipartisan. Nel dicembre 2001 il governo Berlusconi depenalizza il falso in bilancio e cancella per legge le rogatorie. Lei si dice pronta a discutere sulla fine dell’obbligatorietà dell’azione penale e dell’indipendenza delle procure: «Non abbiamo paura di affrontare i nodi che pesano sul dibattito istituzionale, come l’obbligatorietà dell’azione penale e l’indipendenza del pm». Poi conclude che «oggi i giudici si occupano di troppe questioni» (.Ansa, 14-12-2001). Il 14 settembre 2002 oltre un milione di persone autorganizzate scendono in piazza San Giovanni a Roma per la manifestazione promossa da Nanni Moretti e Paolo Flores d’Arcais contro la legge Cirami. Qualche giorno dopo un giornalista dell’Espresso «intercetta» una conversazione tra la Finocchiaro e l’onorevole avvocato del premier, Niccolo Ghedini. Questi sonda una disponibilità della prima a trattare sull’ approvazione definitiva della Girami. Lei, sempre secondo l’Espresso, risponde: «Cercate di capire i nostri problemi… a partire dai girotondi… ». Come a dire che, sopite le proteste degli elettori, ci si può pure mettere d’accordo. Qualche giorno dopo, a una festa dell’Unità, un gruppo di girotondini furibondi la contestano e le chiedono conto dello scoop dell’ Espresso. Lei, come raramente le accade, perde la calma. Paonazza in volto, le vene che si gonfiano sul collo, esplode: «l’Espresso non è il Vangelo!». Voci dal pubblico: «E allora smentisci!». E lei: «Le smentite non servono a niente. Semmai si querela! ». Per la cronaca, la querela non è mai arrivata. Nel 2003, mentre Berlusconi prepara la propria impunità prima tentando di traslocare i suoi processi a Brescia, poi di abrogarli per legge con il lodo Maccanico-Schifani e con una guerra senza quartiere alla giustizia e alla magistratura, Annuzza dichiara serafica al Sole-240re che il premier non dovrebbe dimettersi nemmeno in caso di condanna per corruzione giudiziaria: «Nella malaugurata ipotesi [sic!] in cui dovesse essere condannato, ricorra in Appello e in Cassazione. Per quanto mi riguarda, il presidente Berlusconi resta non colpevole fino a sentenza definitiva, come qualunque altro cittadino» (Ansa 18-1-2003). Il fatto che quel «cittadino qualunque» sia anche presidente del Consiglio e stia per diventare presidente di turno dell’Unione europea, non la sfiora proprio. Anzi, a fine anno caldeggia addirittura il ritorno all’immunità parlamentare per tutti gli eletti e annuncia un’iniziativa del suo partito: «Ho già presentato una proposta di legge che prevede una composizione paritaria della giunta per le autorizzazioni, e la necessità che l’aula si pronunci con un quorum dei due terzi. L’immunità è uno strumento di protezione delle funzioni parlamentari tipico delle democrazie liberali» ( Giornale, 8-12-2003). Il solco con la società civile catanese più impegnata sulla legalità si allarga vieppiù. E diventerà un autentico fossato nel 2005, quando in vista delle elezioni regionali in Sicilia, i movimenti antimafia candidano Rita Borsellino per il centro-sinistra contro il governatore Totò Cuffaro. Metà dei Ds isolani, dopo aver impallinato ed esiliato in Europa Claudio Fava, osteggiano la sorella del giudice assassinato. Le preferiscono il barone universitario catanese Fernando Latteri, trasmigrato un anno prima da Forza Italia alla Margherita e già sonoramente trombato alle europee del 2004. In prima fila a sponsorizzare il voltagabbana sono Anna Finocchiaro, Sergio D’Antoni (altro transfuga dalla Cdl) e l’ex sindaco Enzo Bianco, luogotenente di Rutelli appena sconfitto ignominiosamente alle comunali dal forzista Umberto Scapagnini, medico personale di Berlusconi. Nell’occasione, la Finocchiaro è capolista dei Ds, che infatti precipitano ai minimi storici raccogliendo un misero 5,5 per cento. Ora, se alle primarie Latteri battesse la Borsellino, i siciliani dovrebbero scegliere (si fa per dire) fra un democristiano del centro-sinistra passato al centro-destra (Cuffaro) e un democristiano del centro-destra passato al centro-sinistra (Latteri). Qualche mese prima la Finocchiaro ha avuto parole di elogio addirittura per Cuffaro che, nonostante le sue disdicevoli frequentazioni, «al contrario di altri non si è sottratto ai suoi giudici, pur avendone la possibilità» (Ansa 1-10-2004) : come se un governatore imputato per favoreggiamento alla mafia meritasse un encomio solenne solo perché si fa processare come tutti i cittadini. Alla fine le primarie le stravince la Borsellino, che alle regionali - pur battendosi a mani nude, nel disinteresse degli apparati di partito - raccoglierà 5,5 punti in più della somma della coalizione. Un mezzo miracolo. Il 2 maggio 2003 la Corte d’Appello di Palermo ribalta l’assoluzione di Andreotti nel processo per mafia e lo dichiara colpevole (reato commesso ma prescritto) fino alla primavera del 1980. La Finocchiaro commenta che è stato così premiato «il suo comportamento esemplare», alimentando la leggenda di una nuova assoluzione del senatore a vita. Quando poi, il 30 ottobre 2003, la Cassazione annulla senza rinvio la condanna d’appello a 24 anni subita da Andreotti a Perugia per il delitto Pecorelli, lei concede il bis: «La sentenza della Cassazione è per me un motivo di grande sollievo. Il fatto che uno degli uomini politici più rappresentativi della storia della Repubblica italiana non venga ritenuto dalla Corte di Cassazione come un mandante di un omicidio dovrebbe essere un sollievo per il paese, per tutti i cittadini di questa Repubblica». Insomma va sempre tutto bene, sia che il senatore sia colpevole di mafia, sia che sia assolto dall’omicidio. E lo stesso vale per Berlusconi, imputato di corruzione giudiziaria. Il 10 dicembre 2004 il Tribunale di Milano gli regala le attenuanti generiche, mandando così in prescrizione la sua tangente da 500 milioni di lire al giudice Squillante. Anche stavolta Anna Finocchiaro spaccia la prescrizione per un’assoluzione: «Io credo che una sentenza di assoluzione per il presidente del Consiglio, rispetto a fatti così gravi, sia una buona notizia. Un Tribunale della Repubblica ha deciso dopo un lungo processo che il premier di questo paese non è colpevole di reato gravissimo come la corruzione in atti giudiziali. Mi fa piacere per l’Italia». Da suonare le campane, da vantarsene in tutto il mondo. Il vizio di non chiamare mai le cose con il loro nome la tradisce anche il 30 ottobre 2003. Quella sera è ospite di Porta a Porta, quando Giuliano Ferrara definisce l’Unità « foglio linguisticamente e tecnicamente omicida che predica l’annientamento dell’avversario ». Vespa, col consueto coraggio, balbetta: «Omicida mi pare una parola un po’ forte». E Ferrara: «Me ne assumo la piena responsabilità». A questo punto tocca alla Finocchiaro, che lancia il cuore oltre l’ostacolo con queste parole: «Anche il Giornale, però…». Come se l’house organ berlusconiano fosse paragonabile a l’Unità. Come se i linciaggi base di Telekom Serbia, Mitrokhin e altre bufale inventate a tavolino fossero paragonabili alle polemiche del quotidiano della sinistra. E, soprattutto, come se non ci fosse proprio nulla da dire sull’accusa di «omicidio» lanciata al quotidiano di Furio Colombo. Molti lettori, per quell’incredibile performance, protesteranno sul giornale. Come pure quando, nel maggio 2006, la neocapogruppo dell’Ulivo a palazzo Madama difenderà Andreotti, candidato del centro-destra alla presidenza del Senato, da un articolo dell’Unità che ricorda la sua prescrizione per mafia. Quella volta Annuzza si fa intervistare dal Corriere della Sera per dichiarare che è «sbagliato politicamente e anche strategicamente ricordare le vicissitudini processuali di Andreotti, come invece ha fatto Marco Travaglio su l’Unità». Ci sono infatti - spiega - «ben altri argomenti a sfavore di Andreotti: per esempio l’età». E dunque non è il caso di «perdere tempo a discutere delle sue vicissitudini giudiziarie». La nota stratega, forse, ignora che quelle di Andreotti non sono «vicissitudini processuali»: c’è una sentenza definitiva che dichiara il senatore a vita mafioso fino al 1980. Ai tempi della vecchia Dc, si diceva «meglio mafiosi che rossi». Ora, grazie a lei, lo slogan va leggermente corretto: «Meglio mafiosi che vecchi». Nella nuova legislatura, dinanzi al crollo verticale d”immagine e di credibilità della vecchio establishment unionista, la Ségolène de’ noantri è candidata un po’ a tutto: ministero delI’Interno, ministero della Giustizia, addirittura presidenza della Repubblica e ultimamente segreteria del Partito democratico prossimo venturo. La qual cosa solletica la sua sconfinata ambizione e, nell’ansia di non farsi nemici, la porta a esercizi di equilibrismo al limite della temerarietà. Come quando critica il Family Day, ma anche la contemporanea giornata del Coraggio laico. Del resto, la Finocchiaro è quella che telefonò a una giornalista del Manifesto che la criticava e le propose di andare a lavorare con lei perchè «quando uno è bravo a sparare, è meglio averlo a sparare dalla propria parte». Il 27 aprile 2005, in piena campagna per le elezioni comunali catanesi, aveva dichiarato: «La Sicilia dev’essere dotata di nuove infrastrutture, anche con il ponte sullo Stretto di Messina». Un anno dopo, il 19 settembre 2006, il governatore Cuffaro scende in piazza per il ponte. E allora, contrordine compagni: «II ponte sullo Stretto», dichiara Annuzza, «è un’opera inutile e difficilmente sostenibile economicamente». Idem sull’ indulto. Il 4 maggio Previti viene condannato definitivamente a 6 anni per la corruzione giudiziaria dell’Imi-Sir e finisce in carcere per quattro giorni. poi grazie all’ex Cirielli spunta i domiciliari. La Cdl preme per un condono di 3 anni che gli risparmi anche quelli e gli restituisca la libertà. Sulle prime, la Finocchiaro non ci sente proprio: «Sono storicamente a favore dell”amnistia che sia accompagnata dall’indulto e che non riguardi i reati più gravi e quelli contro la pubblica amministrazione» (Ansa. 22 -0-2006). Poi i vertici di Ds e Margherita concordano con Forza Italia un indulto che comprende tutti i reati contro la pubblica amministrazione, compresa addirittura la corruzione giudiziaria. E lei, capogruppo al senato, non fa una piega. Anzi, finge di dimenticare la sua prima dichiarazione e si batte come una leonessa per mandare in porto l’operazione, in nome di un fantomatico «dialogo con l’opposizione sulla giustizia in generale». Sostiene che «il collante dell’antiberlusconismo non basta e rende effimero il progetto del Partito democratico». Poi plaude alla proposta Pecorella di condonare pregiudizialmente i reati contro la pubblica amministrazione che lei fino a un mese prima voleva escludere: «Sono assolutamente con l’idea di Pecorella di fare subito l’indulto prima dell’estate, per fare poi l’amnistia in un secondo momento dopo la pausa estiva. I tempi, per quanto mi riguarda, si possono accelerare» (Ansa, 5-7-2006). Sandro Bondi, naturalmente, trova la cosa «ragionevole e promettente». E quando il ministro Di Pietro denuncia gli inciuci sottobanco per includere i reati finanziari e di Tangentopoli, la Finocchiaro che un mese prima diceva la stessa cosa ora lo liquida sprezzante: «Parole semplicemente ridicole». L’inciucio col centro-destra prosegue in autunno: ma non sull’amnistia (Previti è ormai in salvo, l’opinione pubblica è inferocita per il boom di criminalità seguito all’indulto e nessuno ne parla più), ma sull’ordinamento giudiziario. Prodi e tutto il centro-sinistra, Ds in testa, avevano promesso agli elettori di «cancellare» tout court con un decreto urgente, l’entrata in vigore dei decreti delegati attuativi della legge Castelli che controriforma la magistratura. Invece il ministro Mastella e la capogruppo Finocchiaro la mandano in vigore quasi tutta, con qualche ritocco concordato con i vari Pecorella, Castelli e Schifani. Il tutto con la scusa della maggioranza risicata in Senato. Senonché alla fine, nonostante i continui cedimenti ai desiderata della Cdl, nemmeno un voto arriverà dal centro-destra. Ma Annuzza esalta come un memorabile successo politico il compromesso al ribasso con chi negli ultimi anni ha devastato la giustizia: «L’accordo fra Unione e Cdl sull’ordinamento giudiziario è frutto della volontà del governo, dell’intelligenza politica dei gruppi della maggioranza e dell’opposizione» (Ansa, 28-9-2006). «Piena soddisfazione per l’accordo raggiunto sulla giustizia tra maggioranza e opposizione. La ricerca di un accordo è fondamentale su questioni centrali come quelle istituzionali. Va dato particolare valore ai meriti del ministro Mastella e del governo. Siamo partiti da una semplice sospensione [della legge Castelli] e siamo arrivati a un accordo tra maggioranza e opposizione» (Ansa., 4-10-2006). Dopo l’indulto, per tenere a bada la base, la Finocchiaro aveva promesso almeno l’immediata cancellazione delle leggi vergogna: «La Cirielli sulla recidiva e la Cirami sul legittimo sospetto vanno abrogate e basta: rimetterci le mani è praticamente impossibile. Il falso in bilancio deve tornare un reato e la Cassazione deve essere salvata dalla paralisi totale alla quale la condannerebbe la legge Pecorella» (Ansa, 20-7-2006). Naturalmente non se ne parlerà più. Anzi Annuzza fa autocritica sulla passata legislatura. Ma non per l’opposizione troppo morbida, al contrario: «Abbiamo commesso il peccato di remare contro il governo Berlusconi» (La Stampa, 20-5-2007). La sua tecnica è sempre la stessa. Dire una cosa, poi lasciarla cadere nel silenzio e nell’oblio collettivo, infine fare il contrario. Così, finora, non ha avuto risposta la lettera aperta inviata dal vecchio giudice Scidà a lei e al presidente rifondarolo dell’Antimafia, Francese Forgione, con la proposta di un pubblico dibattito sulla giustizia a Catania. Un dibattito per affrontare, fra l’altro, la discussa nomina a consulente della stessa commissione Antimafia di un pm catanese «a cui dovrebbero essere chieste spiegazioni di ciò che è stato fatto in procura o di ciò che è stato omesso o ritardato a vantaggio della cosca mafìosa di San Giovanni La Punta in offesa al normale funzionamento dell’ufficio» Una questione che, secondo l’ex presidente del Tribunale dei minori di Catania, dovrebbe stare a cuore anche «alla senatrice Finocchiaro, catanese, magistrato, in servizio - prima dei fatti - proprio presso la procura di Catania, parlamentare già da vent’anni, sempre eletta in queste circoscrizioni, e in vari tempi ministro o presidente della commissione Giustizia alla Camera o incaricata del suo partito per il settore giudiziario». Difficile però che Annuzza accetti. O risponda. Lei non ha tempo per queste cosucce locali. Lei volteggia nell’empireo della politica nazionale tra squilli di tromba e rulli di tamburi: «E’ come il Concorde, vola troppo alto per planare a terra», osserva il segretario dei Ds catanesi, o di quel che ne resta. La Ségolène de’ noantri si prepara per le primarie ottobrine del Pd. Un partito che, a suo modesto avviso, sarà «il partito delle donne e dei giovani. Con un leader fresco anche dal punto di vista anagrafico. E possibilmente di sesso femminile». E possibilmente lei.”

Giuseppe Giustolisi

Redazione ha detto...

A scanso di equivoci: il giornalista Giuseppe Giustolisi, che collabora con l'Espresso e altre testate, non ha alcun legame con il nostro Giuseppe Giustolisi, consigliere comunale di Mirabella Imbaccari nonchè ospite gradito del nostro forum.

spadafora live ha detto...

…….continua…….La campagna elettorale e’ destinata a una sciocchezza allucinante, i programmi sono uguali, i confronti vietati, ognuno va in TV e spara numeri che non si sanno da dove vengono e dove vanno

Personalmente dei due grandi schieramenti non salvo nessuno, il PD e’ ambiguo come il suo leader, si dimentica di essere lo stesso partito che ci ha governato per 20 mesi, e ci propina soluzioni per i problemi che fino a 15 giorni fa erano gli stessi e che non sono stati risolti.

Il PDL lo conosciamo, sfrutta l’onda mediatica del Berlusca, propinando delle soluzioni a dir poco fantasiose, non ci dice da dove prenderà le risorse necessarie, non ci dice cosa farà con i temi caldi (giustizia, riforme costituzionali), non ci dice (per ora) neppure i candidati.

In questo clima d’incertezza spicca la campagna delle estremi ali, sia Bertinotti che la Santanche, danno prova di una coerenza maggiore, sono marcatamente di parte e lo fanno notare senza patemi d’animo……….continua……..

http://spadafora-live.blogspot.com/

Luca Alfano ha detto...

Personalmente da semplice cittadino esterno alla politica diffido da queste considerazioni "sono tutti uguali", "tanto alla fine ci prenderanno in giro comunque". La politica siamo noi! Se non ci fossero la politica e le regole democratiche ci sarebbe l'anarchia! Bisogna semmai aprire gli occhi, cercare di capire, farsi un'idea, scegliere bene e controllare! Non è vero che sono e siamo tutti uguali: come in tutte le cose ci sono gli onesti e i disonesti! ci sono valori di destra, di sinistra e di centro! c'è la mafia e c'è l'antimafia! c'è il politico che amministra bene e c'è il politico corrotto! No al qualunquismo e a tutti questi facili luoghi comuni! Prendiamoci le nostre le responsabilità e scegliamo, ma scegliamo bene anche se è difficile, e scegliamo con coscienza, ed usiamo tutte le armi in nostro possesso per poi inchiodare i politici al loro dovere! Che non possiamoo esimerci dal farlo! La società e la politica sono roba nostra! Riappropriamocene!

Giovanni ha detto...

Luca, ti sbagli: i siciliani sono delle pecore o cagnolini che obbediscono al padrone. Vedrai quanto voto di opinione e libero ci sarà! Lombardo ha già scatenato un esercito che agisce a tutto campo!

Luca Alfano ha detto...

Per francesco:
Sarai sicuramente allibito adesso anche per le liste presentate dal Pdl, in Sicilia e non, in cui figurano ancora Gramazio e Strano (proprio loro, quelli che Berlusconi aveva giurato di non ricandidare più per lo show al Senato...ma si sa i giuramenti di Berlusconi valgono quello che valgono...), la moglie di Emilio Fede, la fisioterapista di Silvio Berlusconi Licia Ronzulli, la giornalista del Tg4 Gabriella Giammanco...

francesco ha detto...

Per Luca Alfano:in riferimento alle liste per la Sicilia, a fronte di una legge elettorale mortificante che ci impedisce di scegliere i nostri rappresentanti, chiedevo che almeno si rispetasse un principio elementare:deputati e senatori rappresentativi,espressione del territorio in cui vengono eletti. Ora se guardi le liste PDL, vedrai che i candidati in posizione utile,magari non avranno il merito di essere stati i portavoce di Franceschini(Franceschini!!!) o di intattenersi con boss mafiosi o di avere fatto un buon matrimonio, ma almeno sono siciliani!

Luca Alfano ha detto...

Per francesco:
"La legge elettorale mortificante che ci impedisce di scegliere i nostri rappresentanti", cito parole tue, l'hanno voluta l'attuale Pdl e l'Udc. Chi non ha voluto riformare la legge elettorale prima di queste elezioni, nonostante gli inviti del Capo dello Stato e la disponibilità e le pressioni di tutto il Centro Sinistra, sono sempre l'attuale Pdl e l'UDC. Sai dunque chi non dovere votare qualora tu voglia punire chi ha la responsabilità politica di tutto questo e qualora tu ne voglia fare una pregiudiziale in linea con la tua forte indignazione.
Per quanto riguarda le liste, beh a visionare gli elenchi completi dei candidati del Pdl e del PD, già disponibili su internet, le liste Pdl e PD hanno oggettivamente in comune l'analogia a mio parere non peccaminosa (visto che comunque si parla di Governo nazionale) di essere infarcite sia di tanti siciliani che di tanti non siciliani. A mio avviso sono altre e ben più gravi le questioni irritanti. Ma la pensiamo diversamente, ne sono cosciente, non credo sia possibile in questo caso essere d'accordo.